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Al servizio dell'avvocatura

Scrivere di ciò che si è fatto, si è voluto fare, si è potuto fare è un po’ come sfogliare l’album dei ricordi. Si attiva un percorso nella memoria che ti consente da un lato di fare un bilancio delle iniziative realizzate e di quelle che ancora restano da realizzare, dall’altro di rivivere momenti importanti (a tratti emozionanti) condivisi con un gruppo di colleghi ed amici che sono stati la prima e più significativa risorsa che ho avuto a disposizione finora. Mi riferisco ai componenti dell’Ufficio di Presidenza, a quelli del Consiglio d’Amministrazione, ai componenti del Comitato dei Delegati che fin da subito io ho ribattezzato con l’espressione “sentinelle del territorio”.

Ma anche a tutti i dirigenti, i dipendenti e i consulenti che operano all’interno dell’Ente di previdenza e assistenza degli avvocati e con i quali ho avuto modo di compiere un pezzo di strada fra i più entusiasmanti della mia vita. Sfogliare l’album dei ricordi, perciò, è doveroso non per uno sterile esercizio di recupero del passato più recente, ma per fare il punto della situazione e sviluppare visione sul futuro. E allora cominciamo dalla prima e più importante consapevolezza, maturata per la verità fin dai primi giorni di presidenza: la necessità di concepire Cassa Forense non più solo come Ente di previdenza degli avvocati italiani, ma anche come erogatore di assistenza, sia passiva che attiva. Ho più volte detto che questo slittamento (non solo semantico) ha rappresentato e rappresenta una scelta paradigmatica, frutto della costruzione di un modello operativo e funzionale. Una sorta di “madre di tutte le riforme” da cui sono state partorite visioni, approcci, interpretazioni, soluzioni che abbiamo avuto l’ambizione di collocare nel novero delle urgenze e delle priorità per l’avvocatura, alle prese con un cambiamento epocale. Accanto a questo nuovo paradigma (che appunto significa modello al quale ispirarsi nelle scelte decisionali) abbiamo mantenuto in posizione centrale un’altra consapevolezza che rappresenta anche una certezza: rendere compatibili, se non sovrapponibili, la sostenibilità finanziaria dell’Ente e quella sociale. Chiarito questo approccio metodologico e di merito al tempo stesso, possiamo entrare nel vivo della ricostruzione dell’attività dell’ultimo biennio. La Cassa ha agito soprattutto attraverso Regolamenti. Vorrei ricordarne tre: quello sulle prestazioni e contributi, quello sull’assistenza e quello sul riscatto.

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