INTERVENTI

Leggiamo i numeri dell'avvocatura

L'avvocatura dà i numeri.
Più o meno negli ultimi tempi è questo il senso delle rilevazioni statistiche che annualmente l’ufficio attuariale di Cassa Forense registra, approfondisce e riporta a beneficio degli analisti.
Commentare questi numeri è affidato ad un abile pragmatico e ad un sognatore, forse un buon mix che solo l’interesse dei lettori potrà, a consuntivo, confermare.

Come in una grande cabala ci ritroviamo sempre più spesso a confrontarci con i numeri che, del resto, non possiamo ignorare con un patrimonio in esponenziale crescita dovendoci sempre più penetrantemente occupare di conti, bilanci (preventivo e consuntivo), bilancio tecnico ma, soprattutto, dovendoci misurare con la sostenibilità finanziaria del nostro ente di previdenza.
Li vogliamo anticipare agli iscritti non senza alcune decodifiche, necessarie ormai nel panorama variegato del foro.
Del resto non è mai semplice dare un lettura compiuta e riassuntiva dei dati statistici e lo è ancor di più con quelli dell’avvocatura.
Ciò che salta agli occhi, ma non è certo una novità, è la sempre maggiore numerosità degli avvocati italiani.
Tanti di essi, con scelta miope prima non iscritti alla Cassa, oggi lo sono necessariamente avendo così stabilito il nuovo ordinamento della professione forense prevedendo, per tutti gli iscritti agli albi, l’obbligo di iscrizione alla Cassa. Obbligo disciplinato con l’apposito regolamento approvato con Delibera del Comitato dei Delegati del 31 gennaio 2014 (e nota ministeriale del 7 agosto 2014 - G.U. Serie n. 192 del 20/08/2014).
Dunque il problema della numerosità ha connotati di rilevanza tali da minare la solidarietà intergenerazionale che, sappiamo, permea l'azione di Cassa Forense.
Sotto le soglie reddituali di € 10.300,00 gli avvocati potevano iscriversi a Cassa Forense volontariamente.

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