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La sentenza sul tetto pensionabile non interessa Cassa Forense

La recente sentenza della Cassazione a SS.UU. n. 17742/2015, ha avuto una vasta eco sulla stampa specializzata che ha enfatizzato la notizia relativa ad una presunta illegittimità a porre “un tetto” ai trattamenti pensionistici da parte degli Enti previdenziali dei liberi professionisti. In realtà non è proprio così!

Il caso concreto riguardava un iscritto a Cassa Ragionieri che si era visto calcolare l’intera pensione in base alle nuove norme regolamentari varate dall’Ente che, appunto, introducevano un tetto pensionistico, prima assente, senza tener conto del principio del pro-rata.
Il punto di diritto su cui la Suprema Corte si è soffermata non è, in realtà, la legittimità o meno della previsione di un “tetto pensionistico” all’interno di un sistema previdenziale ma l’impossibilità di superare, con una riforma successiva, il principio del pro rata, introdotto dalla riforma Dini del 1995, per proteggere i diritti quesiti dal peggioramento dei criteri di calcolo dell’assegno pensionistico.
Sotto questo profilo, peraltro, la sentenza non fa altro che ribadire un principio da sempre affermato dalla Cassazione, circa la necessità che ogni riforma pensionistica faccia salvi i c.d. “diritti quesiti” per le anzianità maturate in vigenza della previgente normativa. In altre parole, se le regole di calcolo della pensione cambiano, chi ha maturato una quota di anzianità contributiva nella vigenza delle regole precedenti più favorevoli può portarsi dietro questa “dote” e le nuove regole (peggiorative) si applicheranno solo per la parte di pensione maturata nel periodo successivo alle modifiche introdotte. Il rispetto del principio del “pro rata temporis” impone, in casi come questo, il calcolo di due quote di pensione, una con le vecchie regole e una con le nuove.
L’illegittimità rilevata dalla Cassazione si riferisce proprio a questo aspetto che, solo incidentalmente, riguarda il tetto pensionistico (introdotto da Cassa Ragionieri solo a seguito dell’ultima riforma) ma, nella sostanza, censura il mancato rispetto del principio del “pro rata” nell’attuazione della riforma.

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