INTERVENTI

La formazione professionale continua

Roboante il preambolo che ha canonizzato il principio dell’obbligatorietà della formazione permanente e dunque, per economia espositiva, gioverà riportarne alcuni stralci:

“…. oltre che in ambito deontologico, il possesso di un adeguato bagaglio di conoscenze e di sapere, anche a carattere specialistico, da aggiornare ed arricchire periodicamente si apprezza in prospettiva comunitaria, mentre l’importanza e la rilevanza costituzionale dell’attività professionale forense ne impone un esercizio consapevole e socialmente responsabile, quale mezzo di attuazione dell’ordinamento per i fini della giustizia”, e ancora “ …. che la continuità nella formazione e la costanza nell’aggiornamento assicurano più elevata qualità della prestazione professionale e adeguato contatto con il diritto vivente, soprattutto in presenza di un sistema normativo complesso e di una produzione giurisprudenziale sempre più numerosa e sofisticata….”
Si dice che la paura faccia 90 ma ripensandoci meglio anche 75. Il 25 febbraio 2011 il Consiglio Nazionale ha ritenuto di modificare l’art. 11 del Regolamento per la formazione continua approvato il 13 luglio 2007 aggiungendo il comma 3 bis che sostanzialmente riduce il monte ore (quando si dice della flessibilità….).
Di recente, dopo anche l’arresto del TAR Lazio con la sentenza depositata il 9 giugno 2011 che ha affondato il regolamento sulle specializzazioni forensi sancendo la nullità del provvedimento con il quale il CNF. aveva definito le condizioni per ottenere e conservare il titolo di avvocato specialista, è stata revocata in dubbio anche la discrezionalità degli Ordini sulla concessione degli accreditamenti per gli eventi formativi.
Le ultime modifiche processuali, il decreto sulle liberalizzazioni ed altre amenità (sulla scorta della cd. Manovra economica bis) stanno mettendo a dura prova vertici e periferia dei professionisti tanto da far temere per la stessa sopravvivenza del sistema ordinistico.

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