INTERVENTI

Processo infinito versus rispetto dei termini processuali

Il dibattito che periodicamente si riaccende sull’ipotesi del blocco del corso della prescrizione dopo la pronuncia della sentenza di primo grado non appare richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su un profilo essenziale: sarebbe sufficiente il rispetto dei termini previsti nel vigente codice di procedura penale per aversi la definizione di un processo in tempi ragionevoli.

Il blocco del corso della prescrizione, con conseguente venir meno di una causa di estinzione del reato collegata all’inutile trascorrere del tempo senza che intervenga una sentenza definitiva, in mancanza dell’introduzione di una causa estintiva del processo relazionata alla sua non definizione in un termine normativamente prefissato, avvierebbe concretamente l’ipotesi del processo infinito: e, cioè, del processo che potrebbe restare pendente anche per tutta la vita di una persona. La prima considerazione è che il problema è l’eccessiva durata dei processi, e non la previsione normativa dell’estinzione del reato dopo il decorso di tempi lunghi (a volte lunghissimi) dalla sua commissione.

La seconda considerazione è che nel codice di procedura penale sono previsti termini stringenti entro i quali le attività processuali dovrebbero compiersi: termini che, se rispettati, comporterebbero la definizione dei processi in tempi rapidi.

L’inosservanza di tali termini è, a volte, sanzionata da inutilizzabilità degli atti compiuti successivamente al loro decorso, a volte è sanzionata da nullità, nelle sue varie modulazioni, a volte non è sottoposta ad alcuna sanzione processuale.

In relazione a quest’ultima ipotesi, vi è, però, una norma del codice di procedura penale che prevede che vi è un “obbligo di osservanza delle norme processuali” anche “quando l’inosservanza non importa nullità o altra sanzione processuale”.

Non è questa la sede per soffermarsi sul punto se in ordine ad alcuni termini previsti nel codice di procedura penale si debbano preferire gli indirizzi più rigorosi che sanzionano processualmente radicalmente la loro inosservanza rispetto a quelli che, invece, li ritengono derogabili senza alcuna sanzione processuale o con sanzione processuale attenuata.

Si deve, comunque, condividere l’assunto che “tutti” i termini previsti nel codice di procedura penale “devono”, per ciò solo, essere rispettati, anche se la loro inosservanza non sia processualmente sanzionata. Lo sviluppo di un’accurata riflessione sui termini del processo penale richiederebbe, poi, una completa informazione sulla loro applicazione in concreto.

Ad es., prendendo a paradigma la fase della chiusura delle indagini preliminari, sarebbe utile conoscere, sul piano statistico, in quanti casi l’avviso di conclusione delle indagini preliminari venga inviato all’indagato nel termine previsto, in quanti casi, nell’ipotesi in cui l’indagato, ricevuto tale avviso, formuli richiesta di essere interrogato, l’interrogatorio avvenga nel termine previsto, in quanti casi, concluse le indagini preliminari, la richiesta di rinvio a giudizio o quella di archiviazione siano formulate nel termine previsto (su ciò è intervenuta recentemente una riforma, al fine di rendere vincolante tale termine).

Se il problema è l’eccessiva durata dei processi, la soluzione non può essere il blocco del corso della prescrizione, che non ha alcuna idoneità ad accelerare la loro trattazione. L’alternativa su cui confrontarsi è: “processo infinito versus rispetto dei termini processuali”. Posta così l’alternativa, la soluzione va rinvenuta nel rispetto dei termini previsti, anche qualora la loro inosservanza non sia processualmente sanzionata; rispetto dei termini previsti che sarebbe sufficiente di per sé a consentire una rapida definizione dei processi.

Avv. Vincenzo Comi –  del Foro di Roma
Avv. Antonio Mazzone – del Foro di Locri

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