RASSEGNA STAMPA

Il paradosso degli ingegneri

A leggere i tassi di occupazione non si direbbe. Eppure sono proprio gli ingegneri i professionisti che intrattengono la relazione più "complicata" con il proprio titolo di studio.

Almeno a giudicare dall'ultimo rapporto su Profilo e condizione occupazionale dei laureati che AlmaLaurea presenterà oggi a Torino. E che, viceversa, individua in dentisti e avvocati le categorie professionali più soddisfatte della laurea conseguita.

Nonostante i tempi sprint con cui si affacciano sul mercato del lavoro - con una ricerca che oscilla in media dai 3,2 ai 5,8 mesi - e una retribuzione netta che li colloca al top tra le professioni - con un range che a 5 anni dal titolo varia da 1466 a 1914 euro - dietro ai dentisti, gli ingegneri si dimostrano infatti i più perplessi sugli studi svolti.

Sia se interrogati sull'efficacia della laurea che hanno nel cassetto. Sia se interpellati sull'utilizzo delle competenze acquisite all'università. E lo sono in maniera trasversale rispetto all'area di specializzazione. Lo scetticismo maggiore lo incontriamo tra i laureati in ingegneria industriale e gestionale. Solo 1146,8% del campione censito da AlmaLaurea giudica utile la formazione ricevuta in aula mentre il 534% ritiene «molto efficace» il titolo per il lavoro che è poi andato a svolgere.

Percentuali che risultano leggermente più elevate per ingegneria meccanica (qui il 58,4% giudica efficace il titolo e il 65% le competenze) ed elettronica (62,7 e 67,8%). Diverso è il caso degli ingegneri edili e ambientali che con i loro 65,2 e 82,6% si avvicinano ai giudizi manifestati dalle altre categorie di professionisti.

I più soddisfatti sono invece gli avvocati: nel 99% dei casi attribuiscono il massimo dell'efficacia alla laurea in giurisprudenza. Un giudizio che sembra non risentire più di tanto dei tempi lunghi che intercorrono tra quando iniziano a cercare lavoro a quando poi effettivamente lo trovano (9,9 mesi). Né del livello medio di retribuzione netta che li porta a superare di poco i 1.100 euro.

Nella cerchia ristretta degli "ottimisti" si collocano anche i dentisti. Che vantano - sempre secondo le rilevazioni sui laureati del 2012 esaminati a cinque anni dal titolo - il grado più alto di utilizzo sul campo delle competenze acquisite in facoltà: il 79,9 per cento. Grazie forse al ritorno economico di tutto rispetto che possono vantare; proprio dentisti e odontostomatologi sono l'unica categoria che sfonda il muro dei 2mila euro netti mensili.

Arrivando a quota 2.142. La variabile stipendiale non sembra però l'unico fattore determinante. Altrimenti non si spiegherebbe la stima che gli psicologi, pur restando lontani dai mille euro mensili, nutrono nella propria laurea. Psicologi che impiegano 22,7 mesi per entrare nel mondo del lavoro. Un record negativo. Che li piazza davanti agli 11,1 degli specialisti in contabilità e ai 9,9 mesi dei legali.

Il fronte delle professioni investigato da AlmaLaurea si ricompatta quando si prende in considerazione la soddisfazione (o meno) per il lavoro svolto. Per tutti la "pagella" oscilla tra 117 e le 8.0 meglio tra 117,3 espresso dagli avvocati e 1'8,3 attribuito dal dentisti.

Tutti questi numeri - specialmente se letti in abbinata con il calo delle abilitazioni a cui abbiamo assistito negli ultimi anni - sembrerebbero giocare a favore di un intervento sui percorsi formativi da parte del nuovo esecutivo. Che erediterà le proposte di modifica/ aggiornamento dei corsi di laurea, dei tirocini, degli esami di Stato che i singoli ordini hanno fatto pervenire al governo uscente. Oltre alla richiesta di rendere abilitanti le 14 lauree professionalizzanti che debutteranno l'anno prossimo in altrettanti atenei.

da Italia Oggi del 11/06/2018

Informazioni aggiuntive