RASSEGNA STAMPA

Tredici miliardi di consigli e difese

Avvocati al punto di svolta. Crisi e opportunità di una professione che fa un po' fatica a cambiare: mantiene un alto status ma per i giovani è una prospettiva sempre meno interessante (negli ultimi 10 anni le iscrizioni ai corsi di giurisprudenza si sono contratte del 38%); la competizione è alta; i redditi sempre più contenuti; le donne depotenziate, pur essendo ormai la metà dei professionisti. Ne scatta la fotografia il Censis nel suo Rapporto annuale sull' avvocatura, realizzato per la Cassa Forense. Lo studio 2018 sarà presentato integralmente a giugno ma disponiamo di alcune anticipazioni e di dati, che pur riferendosi al 2017, sono significativi.

L' avvocatura produce un business di quasi 13 miliardi di euro, lo 0,5% in più rispetto all' anno precedente ed è più che triplicato negli ultimi venti anni: dai 4 miliardi di euro del 1996 ai 9,2 del 2006 fino ai 12,9 del 2016. La Lombardia è in testa. Ma la situazione per gli avvocati non è del tutto serena pur essendo una delle professioni più prestigiose: con il 16% delle preferenze si posiziona prima dei giornalisti (15,8%), dei commercialisti (11,2%), degli architetti (8,4%) e dei notai (2,9%) mentre rimane distante dai medici (59,9%), dagli ingegneri (34,7%) e dai consulenti del lavoro (21,4%). Per quanto riguarda l' apporto nel garantire il funzionamento della giustizia, gli avvocati (indicati dal 12,1%) vengono dopo le forze dell' ordine (40,7%), la magistratura (35,3%), la Corte Costituzionale (20,6%) e il Consiglio superiore della magistratura (19,7%). Un dato su cui riflettere: un terzo degli italiani negli ultimi due anni ha deciso di non avviare un' azione legale a propria tutela per via dei costi e dei tempi lunghi, il 16,2% per sfiducia nei confronti del funzionamento della giustizia e il 15% per l' incertezza sull' esito finale. Ma cosa ne pensano gli avvocati della loro professione? Secondo i dati raccolti dal Censis (su un campione di circa 10.000 professionisti) la loro situazione economica è peggiorata: rispetto al 2016 il 44,9% degli avvocati ha ridotto le entrate. Negli ultimi due anni è diminuito anche il numero di avvocati che ha incrementato il fatturato: dal 25,1% nel 2015 al 23,8% del 2017. Cresce il malcontento di chi pensa che la situazione sia destinata a peggiorare. In questo scenario gli avvocati residenti in Italia (31 dicembre 2017) sono più di 242 mila, 1.000 in più rispetto all' anno precedente. La fascia d' età il cui giro d' affari è migliore è quella dei professionisti tra i 65 e i 69 anni. Stupisce, ma forse non troppo, osservare che aumenta il volume d' affari degli avvocati con più di 74 anni e con loro il più ovvio segmento di chi ha fra i 30 e i 39. La Lombardia è la prima regione per reddito annuo medio in testa con 67.382 euro, ultima la Calabria (che ha il maggior numero di avvocati) con 17.587 euro. Cattive notizie infine sull' equità di genere: non è una professione per donne. Cresce il numero delle avvocate che oggi tocca il 48% dei professionisti (era già il 30% nel 2001). In alcune regioni del Centro Nord e nelle fasce fra i 26 e 34 anni superano il numero degli uomini. Il loro reddito medio però si ferma al 43% di quello dei colleghi. Nel 2015: 22.772 euro dichiarati contro i 52.763 euro. La discriminazione non riguarda però solo l' aspetto economico ma anche lo status: il numero di avvocate socie negli studi è passato dal 16,9% del 2013 al 24,7% del 2016. La forbice si allarga nel passaggio a Equity Partner, con solo il 20,40% di avvocate. Secondo Asla la situazione è però destinata a migliorare grazie a una serie di interventi realizzati dagli studi (sotto lo stimolo dell' associazione) per favorire le pari opportunità e la conciliazione. Nel 2016 il 53,06% degli studi membri ha adottato concrete iniziative di valorizzazione delle differenze e ben due su tre adottano una politica di sostegno nella conciliazione tra vita professionale e vita privata.

Da L'Economia del Corriere della Sera del 04/06/2018

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