RASSEGNA STAMPA

L' avvocato dei più fragili

L' impresa più difficile è difendere qualcuno da se stesso. Ma si può provare. L' avvocato dei deboli, Paolo Cendon, docente di Diritto privato all' Università di Trieste, inventore del «danno esistenziale», introdotto ormai da 15 anni nella giurisprudenza nazionale, è convinto che sia soltanto questione di tempo; e poi, in un giorno non lontano, sarà possibile proteggere perfino chi ora è libero di autodistruggersi: con l' alcol, la droga, le slot machines. Sarà possibile aiutare chi, per ragioni anagrafiche e magari patrimoniali, è diventato ostaggio di una famiglia avida e rancorosa. Sarà possibile garantire a un disabile il diritto alla realizzazione dei suoi desideri, delle sue aspirazioni e non alla semplice sussistenza.

Esempi? Se ne trovano a volontà nel nuovo libro del professor Cendon, I diritti dei più fragili, appena pubblicato da Rizzoli. Come la storia, intitolata «Honda Jazz», di Marcello, giovane uomo interdetto per seri disturbi mentali che non sa guidare, non potrà mai avere la patente, ma s' innamora perdutamente di quella monovolume compatta. Costa. Ma sul suo conto personale i soldi ci sono. I parenti esitano: perché buttare via così più di diecimila euro? Non potrebbe accontentarsi di un modellino? Ma il giudice tutelare alla fine approva l' acquisto: è la vita di Marcello. Se per essere felice gli basta sedersi ogni mattina al posto del conducente di un' auto ferma, senza chiave di accensione, perché negarglielo? «Perché la legge sul "dopo di noi", emanata due anni fa per rassicurare i tanti genitori anziani di ragazzi disabili che presto resteranno orfani, ha immaginato soltanto un paracadute finanziario - riflette, deluso, Paolo Cendon - a esclusivo vantaggio di banche, avvocati, notai, famigliari interessati ai suoi risparmi o a eventuali eredità. La legge assicura il suo mantenimento, non la qualità della sua esistenza». Che cosa si può fare? «Introdurre obbligatoriamente "il progetto di vita", un documento da allegare alla carta d' identità, e non eludibile, che ricordi cosa quella persona ama, cosa detesta, di cosa ha paura, le sue aspirazioni, in modo che il suo futuro possa essere difeso anche quando i genitori non ci sono più». Ed è realisticamente possibile? «Il Comune di Reggio Emilia l' ha fatto. A livello locale è più facile, ma occorre una legge nazionale. Spesso tocca agli amministratori di sostegno o, come extrema ratio, a un giudice cercare di far prevalere la volontà del malato o dell' anziano, ma non sempre è chiara». Nella storia dell' ex ammiraglio innamorato della badante dell' Est, però, è esplicita. «Sì, vuole sposarla. Dal mio punto di vista, non si dovrebbe interdire nessuno perché, a parte l' eventuale pensione, perde ogni diritto. Solo se fosse evidente che la badante comincerebbe a spolparlo il giorno dopo le nozze, per abbandonarlo appena finiti i soldi, dovrebbe intervenire il giudice. In zona fragilità si è in zona a rischio». I casi più difficili? «Quelli borderline. Il soggetto che sta abbastanza bene da non essere psichiatrico, ma che commette sciocchezze. L' uomo colpito da ludopatia. La donna incinta che si droga. L' anoressica che rifiuta la flebo. In nome della libertà, non si può permettere loro di rovinarsi o di morire».

Da il Corriere della Sera del 15/05/2018

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