RASSEGNA STAMPA

Scatta la querela taglia-processi

Da dopodomani, 9 maggio, scatta l' ampliamento dei reati procedibili a querela di parte. Sono tre, in particolare, quelli più comuni che "sfuggiranno" alla procedibilità d' ufficio: è il principale effetto del decreto legislativo 36/2018, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 95 del 24 aprile (si veda Il Sole 24 Ore del 25 aprile).

Il primo reato è contro la persona ed è la minaccia "grave", ovvero tale da ingenerare nella vittima un turbamento psichico di particolare intensità. Se la minaccia è però commessa con armi, da persona travisata, da più persone riunite o valendosi della forza intimidatrice di associazioni segrete, esistenti o supposte, il reato rimane procedibile d' ufficio. Gli altri due sono reati contro il patrimonio: la truffa (articolo 640 Codice penale) - sino a ieri procedibile di ufficio in presenza anche solo di una delle aggravanti comuni di cui all' articolo 61 codice penale - diventa punibile a querela salvo che il danno patrimoniale causato alla persona offesa non sia di rilevante entità; l' appropriazione indebita (articolo 646 Codice penale) diventa sempre procedibile a querela, mentre in passato era procedibile d' ufficio se commessa su cose possedute a titolo necessario oppure con abuso di autorità, relazione domestiche, di ufficio, di prestazione d' opera, di coabitazione o di ospitalità (articolo 61, n. 11, codice penale). In ossequio alla delega, il decreto ha espressamente previsto (articoli 7 e 11) che in presenza di una circostanza aggravante a effetto speciale (che fa scattare un aumento di pena di oltre 1/3) il regime di procedibilità rimanga di ufficio. Per comprendere l' impatto delle nuove disposizioni, va considerato che la legge 103/2017 ha introdotto, dallo scorso 3 agosto, anche l' istituto dell' estinzione dei reati procedibili a querela rimettibile mediante condotte riparatorie (articolo 162-ter Cp). Si tratta di un meccanismo che consente al giudice di dichiarare estinto il reato quando l' imputato, prima del processo, ha riparato interamente il danno cagionato mediante il risarcimento del medesimo. Ove il giudice ritenga congrua l' offerta formulata dall' imputato alla persona offesa, anche se non accettata, può dichiarare comunque estinto il reato. Appare evidente la finalità deflattiva che discende dall' ampliamento dei reati procedibili a querela e dall' introduzione della possibilità di estinzione del reato per condotte riparatorie, così da ridurre i carichi processuali e favorire i meccanismi conciliativi. Il decreto contiene, all' articolo 12, un regime transitorio cui prestare particolare attenzione: per i reati che diventano procedibili a querela, il termine di tre mesi per la presentazione della medesima inizia a decorrere proprio dal 9 maggio (mercoledì, data di entrata in vigore del decreto), se la persona aveva avuto notizia in precedenza del fatto costituente reato ed era rimasta inerte. Se al 9 maggio è già pendente un procedimento avviato d' ufficio, il pubblico ministero, durante la fase delle indagini preliminari, e il giudice, dopo l' esercizio dell' azione penale, devono informare la persona offesa - se necessario previa ricerca anagrafica - della facoltà di esercitare il diritto di querela: il termine trimestrale decorre dal giorno dell' avvenuta informazione. La modifica del regime di procedibilità inciderà anche sui processi pendenti in Cassazione. È una sorpresa dell' ultimo minuto, dato che questa opzione era stata in origine espressamente esclusa dal Governo sul presupposto che il giudice di legittimità, per evitare disparità di trattamento al limite della costituzionalità, «non dispone del fascicolo e quindi delle notizie necessarie alla tempestiva individuazione del domicilio della persona offesa, ove questa non sia costituita parte civile». Il decreto 36 non fa invece più alcuna distinzione tra giudizio di merito e di legittimità.

Da il Sole 24 Ore del 07/05/2018

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