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Numeri, dati e tendenze dell’avvocatura che cambia

La popolazione degli avvocati residenti in Italia al 1° gennaio 2018 sale a oltre 242 mila professionisti, quasi un migliaio in più rispetto all’anno precedente, con un aumento del 4 per mille derivante dal saldo tra nuove iscrizioni e cancellazioni dagli ordini professionali. A fornire il dato sono gli archivi informatici della Cassa Forense che costituiscono un utile contenitore di informazioni da cui desumere molti indizi su una professione che cambia.

I dati raccolti e qui in parte divulgati confermano molte delle tendenze già rilevate negli ultimi anni.

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L’avvocatura cresce nel numero ma con andamenti sempre più in frenata. I tassi di crescita osservati fino ad un decennio fa sono ormai un vecchio ricordo e la presenza di aumenti così contenuti è dovuta forse ad una professione che attira sempre meno le giovani generazioni ma soprattutto è conseguenza di un inesorabile calo demografico della popolazione italiana. Tuttavia gli avvocati crescono, per il momento, più della popolazione italiana e quindi oggi in Italia sono presenti in media 4 avvocati ogni mille abitanti.

Una proporzione degna di nota se confrontata con quelle degli altri paesi europei! Il rapporto legali/cittadini è ancora molto variabile a livello territoriale a dimostrazione che l’Italia non è unica ma un mosaico di realtà: si passa da oltre sette avvocati ogni mille abitanti presenti in Calabria a meno di due in Trentino Alto Adige. Gli avvocati italiani sono, inoltre, sempre più anziani. La categoria degli avvocati, al pari della popolazione italiana, sta progressivamente invecchiando, come si rileva dal grafico che segue in cui si riporta l’andamento dell’età media degli avvocati iscritti alla Cassa Forense (non essendo disponibile il medesimo dato per gli iscritti agli albi).

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Negli ultimi dieci anni l’età media di coloro che svolgono la professione e non sono ancora pensionati è aumentata di circa 3 anni ed è passata dai 42 anni del 2007 a quasi 45 del 2017. Complice del fenomeno anche il progressivo innalzamento dell’età pensionabile introdotta nelle recenti riforme della Previdenza Forense ma soprattutto la contrazione delle nuove generazioni di avvocati che si iscrivono agli albi.

Le donne invece sempre più protagoniste dell’avvocatura italiana.

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La tabella mostra che il numero di uomini e donne è ormai al pareggio, ma se ci soffermiamo alla distribuzione per classi di età si rileva che nelle classi al di sotto dei cinquant’anni il genere femminile abbia ormai di lunga “sorpassato”, dal punto di vista numerico, quello maschile.

Chissà oggi cosa avrebbe da dire l’avvocata piemontese Lidia Poët rileggendo quelle parole scritte dai giudici della Corte d’Appello di Torino, con le quali, nel novembre 1883, la cancellarono dall’albo degli avvocati perché sarebbe stato «disdicevole e brutto veder le donne discendere nella forense palestra, agitarsi in mezzo allo strepito dei pubblici giudizi, accalorarsi in discussioni che facilmente trasmodano, e nelle quali anche, loro malgrado, potrebbero esser tratte oltre ai limiti che al sesso più gentile si conviene di osservare: costrette talvolta a trattare ex professo argomenti dei quali le buone regole della vita civile interdicono agli stessi uomini di fare motto alla presenza di donne oneste». Forse sorriderebbe. Con riferimento alla distribuzione territoriale è il Nord ad avere una maggior concentrazione di donne (52% contro il 48% di uomini). Il distretto con maggior concentrazione di donne è quello di Perugia e Bologna (53%) mentre l’ordine più al femminile è Busto Arstizio con il 59% di avvocati donne.

Il reddito medio e il monte redditi professionali prodotti dall’avvocatura mostrano invece una certa stabilità.

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Dopo anni di contrazione, il reddito prodotto nel 2016 risulta sostanzialmente invariato rispetto allo scorso anno, si ferma a 8 miliardi e 500 milioni il monte reddito (era 8 miliardi e 400 milioni nel 2015) mentre il reddito medio si attesta a 38.400 euro (era 38.300 euro nel 2015). I valori reddituali sono molto lontani da quelli dichiarati negli anni 2006 o 2007, che in moneta attuale si attestano in media a circa 44.800 euro per ciascun iscritto all’albo. Malgrado le donne avvocato siano ormai numericamente al pari con i loro colleghi uomini, la stessa parità non si può affermare per i loro redditi. Rimane marcata la differenza di guadagno tra i due sessi come si evince dalla tabella che segue.

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A fronte di un reddito medio di categoria pari a 38.000 euro, agli avvocati di sesso maschile se ne attribuisce in media 52.700 euro, mentre alle donne circa 23.100 euro. Resta pertanto confermata, per le donne, un guadagno di poco superiore al 40% rispetto a quanto dichiarato dai colleghi uomini. Tale percentuale è variabile al variare dell’età e si riduce ulteriormente nelle età più avanzate. Rimane elemento da approfondire la presenza di una differenza anche nelle età più giovani (al di sotto dei 35 anni) dove la componente femminile, come visto, risulta essere anche più numerosa. Le medesime osservazioni possono essere svolte per il fatturato ai fini IVA. In conclusione restano dunque confermate le tendenze e i potenziali cambiamenti della categoria forense già osservati negli ultimi anni e in precedenti pubblicazioni: una professione numericamente stazionaria, sempre più anziana e sempre più donna. Nell’ambito di queste tendenze varrebbe la pena tuttavia approfondire, magari in un prossimo intervento, di come tali trasformazioni si esprimano in misura diversa nell’ambito della stessa categoria che risulta essere sempre più diversificata nei suoi cambiamenti per condizionamenti territoriali, di potenzialità di guadagno e di opportunità offerte.

Dott.ssa Giovanna Biancofiore - Ufficio Attuariale Cassa Forense

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