RASSEGNA STAMPA

Parametri forensi, Consiglio di Stato a difesa del «decoro» professionale

C' è un termine, richiamato più volte nel parere espresso dal Consiglio di Stato sul decreto ministeriale del guardasigilli Andrea Orlando che modifica i parametri forensi: "Decoro".

Colpisce la puntualità con cui il massimo organo di giustizia amministrativa, chiamato a esprimere la valutazione obbligatoria seppur non vincolante sul decreto, si soffermi sulla tutela della professione di avvocato. A firmare l' atto, datato 27 dicembre, è il consigliere estensore Claudio Boccia, della Sezione consultiva per atti normativi, e le considerazioni svolte, seppur concluse con la formula "parere favorevole", invitano il ministro della Giustizia a chiarire in maniera inequivoca un passaggio relativo ai compensi da liquidare agli avvocati: si tratta del rischio che i limiti di riduzione percentuale dei parametri siano interpretati come non inderogabili, a causa di una locuzione, "di regola", inserita nel testo del provvedimento e che dovrebbe riferirsi ai soli aumenti percentuali ma che può comunque generare interpretazioni scorrette riguardo alle soglie inferiori. È interessante appunto che la sezione del Consiglio di Stato faccia precedere tale sollecitazione da un esame preliminare della materia in cui si citano alcune sentenze, «puntualmente richiamate dal Cnf» nella nota in cui l' organo dell' avvocatura aveva trasmesso la propria proposta al guardasigilli, sentenze che integrano di fatto, nota Palazzo Spada, i criteri previsti dalla legge professionale forense per la formulazione dei parametri e con le quali «è stato evidenziato come la discrezionalità del giudice nella determinazione giudiziale dei compensi ' non può condurre ad una liquidazione che remuneri l' opera del difensore, al netto delle spese vive, con una somma che in termini assoluti risulti praticamente simbolica e, come tale, non consona al decoro professionale'». E ancora, il massimo giudice amministrativo considera sì le modifiche introdotte dal decreto sui parametri «conformi ai criteri previsti dalla normativa», ma segnala come sia utile una precisazione in modo che appunto «emerga con maggiore chiarezza l' inderogabilità delle soglie minime percentuali di riduzione del compenso». Il tutto sempre in vista di una piena aderenza al «principio di tutela del decoro professionale». Sulla valutazione del Consiglio di Stato esprime «apprezzamento» il presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin: «Si è dimostrato rispetto per il decoro della professione», dice il vertice dell' organo dell' avvocatura, che si sofferma anche su un ulteriore passaggio del parere, «il corretto richiamo alle normative e alla giurisprudenza eu- ropea spesso chiamate in causa in maniera non corretta da altre fonti». E in effetti la valutazione del Consiglio di Stato riconosce anche la piena coerenza del provvedimento sui parametri con il diritto dell' Ue in materia di concorrenza, giacché anche le più recenti sentenze della Corte di giustizia a riguardo, come quella del 23 novembre 2017 sulla disciplina della Bulgaria, hanno ribadito come le soglie per i compensi degli avvocati siano pienamente legittime se fissate dallo Stato sulla base di «criteri di interesse pubblico». In una intervista a questo giornale dello scorso 30 dicembre, Mascherin aveva espresso l' auspicio che grazie ai pareri del Consiglio di Stato e a quelli, ancora da esprimere, delle commissioni Giustizia di Camera e Senato, potessero arrivare «ulteriori migliorie» a un decreto ministeriale in ogni caso «in linea con l' approccio politico e culturale alla base del lavoro sull' equo compenso». E la prima parte di quell' auspicio sembra aver trovato piena corrispondenza nel parere del Consiglio di Stato.

Da il Dubbio del 3/01/2018

Informazioni aggiuntive