RASSEGNA STAMPA

Gli avvocati ? Non sono ancora 2.0

Raddoppiano i budget dedicati all' informatizzazione, ma i professionisti devono fare i conti con una trasformazione molto più radicale del loro modo di lavorare. Non basta pagare, si impone un balzo culturale. Per questo, il team dell' Osservatorio Professionisti e innovazione digitale del Politecnico di Milano ha lanciato l' allarme: Nessun dorma! Che è anche il titolo della nota dell' edizione 2017 del rapporto «Professionisti "X.0" ... a ciascuno il suo».

Di fronte alle sollecitazioni dell' ambiente esterno chiariscono « è necessario che gli studi di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro (...) aumentino la loro capacità di soddisfare i nuovi bisogni emergenti, dall' altra siano in grado di informatizzare gli studi in modo sapiente e pervasivo per migliorare l' efficienza, difendere le marginalità e garantire la capacità di dialogo all' interno di un sistema sempre più digitale». Che quel «X.0» indicato diventi «X.2» piuttosto che «X.4» non è così rilevante, è invece essenziale che la scelta di innovazione sia strategica e non causale .Mantenersi distanti dalla digitalizzazione è ormai troppo rischioso, pena l' autoemarginazione in un periodo in cui la competizione sul mercato è sempre più accesa e l' automatizzazione della pubblica amministrazione permette ai cittadini di intervenire bypassando gli studi professionali. Se da un lato gli investimenti in tecnologia aumentano, le cifre in gioco però non denunciano un reale cambiamento di prospettiva e si tratta in generale di interventi di automazione che poco cambiano sul fronte dell' innovazione in senso più ampio. Rispetto al 2013 gli avvocati hanno triplicato il budget (da 1.400 euro all' anno in media a 4.500), i commercialisti e gli studi multidisciplinari l' hanno raddoppiato (rispettivamente da 4 mila a 8.600 e da 8.400 a 16.500), i consulenti del lavoro incrementato da 5.700 a 8.900. Dal punto di vista gestionale la situazione però rimane critica tanto che, rispetto a quattro modelli di business identificati dal Politecnico (rispetto a parametri quali strategia, organizzazione, servizi, attenzione ai clienti e tecnologia) i cosiddetti silenti (che mantengono lo status quo senza interventi di sorta) e gli equilibristi (che investono un po' su tutti gli aspetti ma senza una strategia particolare) rappresentano il 71% degli studi professionali (rispettivamente il 36% e il 35%). I vitruviani (dallo sviluppo armonico in tutte le prospettive e che hanno puntato sulle tecnologie) sono solo il 7% e nella maggior parte dei casi si riferiscono a realtà un po' più strutturate rispetto alla media mentre gli smart professional (realtà piccole attente al portafoglio clienti e che credono nelle tecnologie) sono il 22%. In pratica solo un terzo degli studi sta investendo in tecnologia mentre un altro terzo corre il rischio di auto-emarginarsi per inerzia e scarsa consapevolezza di sé e del mercato. Da questa fotografia emerge che sono le piccole e le grandi realtà a essere più sensibili all' innovazione e attente a sviluppare prodotti e servizi che permettano loro di soddisfare e anticipare le esigenze dei loro interlocutori. La situazione sembra più critica fra gli avvocati laddove i silenti rappresentano il 42%, mentre lo sono il 32% dei commercialisti e dei consulenti del lavoro, e il 22% degli studi multidisciplinari. Questi ultimi bilanciati dal fatto di essere però il 23% dei vitruviani. «Gli smart professional sono il messaggio di speranza, la testimonianza concreta rivolta a chi è ancorato a vecchi modelli professionali e organizzativi che pur essendo piccoli si può entrare armonicamente nel meccanismo delle relazioni digitali - spiega Claudio Rorato direttore Osservatorio Professionisti e innovazione digitale del Politecnico di Milano e senior advisor in strategia e organizzazione -. Per innovare non sono necessari investimenti importanti ma una sensibilità verso le tecnologie che ne fa cogliere le potenzialità».

Da L' Economia del Corriere della Sera del 13/11/2017

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