RASSEGNA STAMPA

La tariffa agganciata al tempo

L' onorario per l' avvocato diventa frequente oggetto di pronunce giurisprudenziali della Cassazione, anche alla luce di una generale difficoltà economica che riguarda un po' tutti i settori del paese, e pertanto i supremi giudici sono spesso chiamati a dire parole definitive su un tema che è di grande interesse per i professionisti impegnati nel settore legale. Recentemente, nel mese di luglio e agosto, i giudici di piazza Cavour hanno pronunciato ben tre ordinanze volte proprio a chiarire aspetti che, sebbene alcuni già trattati in passato, meritavano ulteriori specificazioni, andando così a specificare quali tariffe applicare, quali norme tenere a riferimento e, infine, il ruolo che il giudice potrebbe avere nel determinare una liquidazione di spese.

Si applicano le tariffe vigenti all' epoca della conclusione dell' attività professionale Nello scorso mese di luglio i giudici della Corte di cassazione (sez. VI civile - 1) hanno pronunciato una interessante ordinanza (n. 18680) secondo la quale la disciplina dettata dall' art. 1, c. 1, dm 20.7.2012, n. 140 (rubricato «Disposizioni generali», che prevede che «L' organo giurisdizionale che deve liquidare il compenso dei professionisti di cui ai capi che seguono applica, in difetto di accordo tra le parti in ordine allo stesso compenso, le disposizioni del presente decreto. L' organo giurisdizionale può sempre applicare analogicamente le disposizioni del presente decreto ai casi non espressamente regolati dallo stesso»), non si applica nel caso in cui il rapporto professionale (e comunque l' attività professionale) imputabile al suo prestatore possa dirsi esaurita anteriormente alla sua entrata in vigore. Pertanto secondo gli Ermellini, logica conseguenza sarà l' applicabilità delle tariffe forensi vigenti all' epoca del concludersi dell' attività professionale, e anche l' accertamento del credito dovrà essere condotto alla stregua di una verifica della congruità dei compensi e delle altre voci sulla base del diverso parametro di cui al dm n. 127 del 2004. Il thema decidendum sottoposto all' attenzione dei giudici di piazza Cavour vedeva un avvocato che aveva domandato l' ammissione al passivo di una determinata somma a titolo di compensi maturati per le prestazioni professionali relative ad attività di assistenza giudiziale a una società fallita, e impugnava il decreto del tribunale con cui era stata rigettata la sua opposizione allo stato passivo del fallimento. Il tribunale aveva ritenuto che, risultando dalla documentazione in atti che le prestazioni professionali rese non si erano concluse al momento della dichiarazione del fallimento (ad eccezione di un giudizio per il quale erano state riconosciute le spese legali liquidate in sentenza), il credito per il quale il ricorrente aveva chiesto l' ammissione al passivo doveva essere calcolato tenendo conto dei criteri di cui al dm 140/2012 e così ridotto, apprezzate le prestazioni rese e i risultati ottenuti. Per liquidare l' avvocato bisogna tenere presente il dm n. 140 del 2012 Sempre in tema di onorari per gli avvocati, ancora la Cassazione (sez. II civile), di nuovo con ordinanza (n. 20285) ha affermato lo scorso 23 agosto che: non è illegittima la fissazione, da parte del dm n. 140 del 2012, di un valore medio di liquidazione per l' avvocato per scaglioni di riferimento, con la possibilità di aumento e di diminuzione, entro una percentuale predeterminata, in considerazione della natura e della complessità della controversia e del pregio dell' opera prestata dal professionista, nonché, in tema di patrocinio a spese dello stato, della concreta incidenza degli atti assunti rispetto alla posizione processuale della persona difesa.

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