RASSEGNA STAMPA

Aiuto ai giovani avvocati

Avvalersi della misura «Resto al sud» del decreto legge del 20 giugno 2017 su «Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno» per trasformare gli studi legali in forma societaria e diventare così più competitivi sul mercato. L' idea è dell' Associazione italiana giovani avvocati - Aiga - che chiede di estendere all' avvocatura e ai liberi professionisti in generale, la misura pensata per incoraggiare giovani tra i 18 e i 35 anni a fare impresa nelle regioni del Mezzogiorno contribuendo così a sostenerne crescita economica e occupazionale.

La richiesta è oggetto di una nota diffusa il 28 giugno scorso a firma del presidente Aiga Michele Vaira e indirizzata a Federica Chiavaroli, sottosegretario del ministero della giustizia con delega alle professioni. Nel testo l' Aiga propone l' estensione della misura al mondo delle libere professioni oggi escluse dall' erogazione «per consentire la strutturazione degli studi professionali in forma societaria e l' acquisto di immobili nuovi per l' esercizio dell' attività professionale». In aggiunta al limite di età degli aspiranti imprenditori fissato a 35 anni, i giovani avvocati chiedono l' apertura anche a professionisti iscritti a ordini e collegi di età compresa tra 25 e 45 anni e al pari degli altri aspiranti residenti, a queste condizioni:residenza nelle regioni al momento della presentazione della domanda o suo trasferimento entro 60 giorni dalla comunicazione del positivo esito dell' istruttoria e nessun altro godimento di misure analoghe per l' autoimpenditorialità nell' ultimo triennio. Alle imprese individuali e società, cooperative incluse, gli avvocati Aiga aggiungono così le società tra professionisti di cui alla legge n. 183/2013 o società tra avvocati di cui al dlgs n. 96/2001 iscritte negli Albi professionali tenuti dai rispettivi Ordini o Collegi. La misura governativa «Resto al Sud» è finanziata con 1,25 miliardi di euro delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione la cui destinazione, nella proposta formulata dall' Aiga, verrebbe, quindi, indirizzata anche ai giovani avvocati convinti che uniti in forme societarie, conquisterebbero maggiore competitività anche sul mercato internazionale . un desiderio in controtendenza rispetto agli ultimi dati Censis- Adepp che vedono gli avvocati italiani un po' soli con l' 81,6% che svolge la propria attività in forma individuale e solo il 12,9% socio di uno studio con più titolari o di una società tra professionisti. Solo il 17,2% ha uno o due dipendenti o collaboratori, mentre il 21,2% ne ha tre o più. Nella relazione tecnica, il presidente Michele Vaira, foggiano, ne spiega tutte le ragioni: «L' eccessiva parcellizzazione delle attività libero professionali non è efficiente dal punto di vista dello sviluppo economico del Paese e non è soddisfacente dal punto di vista reddituale dei professionisti. Come già sottolineato dal Ministero per lo sviluppo economico», osserva, «occorre procedere alla strutturazione degli studi professionali in maniera da essere più competitivi ed efficienti sul mercato del paese ed internazionale». Soprattutto, sottolinea Vaira, in una situazione di grande divario all' interno della stessa categoria evidenziata dagli stessi rapporti annuali dell' Associazione delle casse previdenziali- Adepp. «Le professioniste donna», spiega Vaira, «guadagnano in media la metà dei colleghi uomini, i giovani professionisti guadagnano molto meno dei colleghi più anziani e di sproporzione reddituale geografica nel Paese tra regioni sviluppate e regioni meno sviluppate economicamente».

Da Italia Oggi del 28/08/2017

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