RASSEGNA STAMPA

Il bisogno di buoni avvocati

Con un discutibile collegamento tra salute dell' università e l' afflusso di studenti, ricorrono oggi non di rado nel dibattito in materia interventi così blandamente critici da apparire tranquillizzanti. La previsione di un accesso selezionato solo per alcune facoltà ha inoltre creato una sorta di doppio binario. di Angelo Dondi e Alberto Maggi Un doppio binario che in qualche modo segnala l' esigenza di fare le cose seriamente solo in alcuni settori, per lo più scientifici (ade esempio medicina e ingegneria), con l' effetto di trasformare sempre più le facoltà umanistiche, come economia e soprattutto giurisprudenza, in licei ulteriori. Oltre che sul piano sociale, ciò sembra rilevare anche sotto il profilo politico-democratico.

In tal modo si rinuncia a creare in settori tanto tipici seri canali di selezione istituzionale della classe dirigente; e ciò, in assenza di un Ena alla francese, in un Paese nel quale gli avvocati sono tradizionalmente la categoria più rappresentata in Parlamento. Va anche detto che, se le nostre facoltà di giurisprudenza non appaiono professionally oriented, il modello alternativo non può corrispondere alle law school statunitensi (in quanto master degree e non graduation come da noi) che in tre anni trasformano laureati in filosofia o in materie scientifiche in avvocati o in giudici. C' è che, come che sia, anche i nostri dipartimenti di giurisprudenza costituiscono l' ultima reale barriera per l' accesso alle professioni legali. La questione è come rispondere anche in Italia, come accade altrove, all' esigenza di avere una professione legale in grado di svolgere sia un' efficiente funzione professionale sia di ruling class pubblicamente selezionata. Chi scrive ritiene che tale questione non possa trovare una risposta "come che sia" e che, anzi, da noi proprio questo è diventato al contempo il carattere e il problema dell' insegnamento del diritto, con riflessi pesanti sugli aspetti socio-politici indicati. Il percorso formativo Certo, il tradizionale percorso di giurisprudenza ha subìto nel tempo mutamenti e soprattutto estensioni. Una riconfigurazione ben giustificata dall' odierna maggiore complessità dei rapporti economico-sociali, ma non effettivamente indirizzata ad adeguare la preparazione all' esercizio delle professioni tipiche del diritto, come avvocatura, magistratura e notariato. In effetti, il senso di tale estensione non è stato di incrementare gli insegnamenti professionalizzanti (ad esempio, le procedure), ma tout court di aggiungere e spesso duplicare insegnamenti (per lo più di carattere "culturale", come se gli insegnamenti "tecnici" fossero privi di caratterizzazioni culturali). Con questa critica non si intende manifestare preferenza per una preparazione esclusivamente tecnica o in qualche modo specializzante, ma semmai l' esatto contrario. In coerenza con l' idea, ad esempio sostenuta da Umberto Eco, di mantenere all' insegnamento universitario un carattere aspecialistico ma qualitativamente approfondito, nel campo dell' insegnamento istituzionale del diritto ciò si ritiene debba comportare l' approfondimento dei problemi concernenti i diritti e i modi della loro tutela.

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