INTERVENTI

Cristóbal Colón ovvero Cristoforo Colombo

La legge n. 247/2012 ha previsto all’art. 15 comma 1 lettera i) l’istituzione della sezione speciale dell’albo degli avvocati stabiliti, di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96, che abbiano la residenza o il domicilio professionale nel circondario. Il Consiglio Nazionale Forense in questi giorni ha indirizzato ai Consigli degli ordini territoriali una nota del ministero di Giustizia che, attenzionato dall’omologo spagnolo, ha evidenziato diverse iscrizioni ritenute irregolari effettuate da abogados ritenuti privi dei requisiti prescritti dalla normativa del paese iberico.

Si deve dare preliminarmente atto del sistema di cooperazione tra autorità degli stati membri dell’Unione europea denominato IMI (Internal Market Infomation System), divenuto obbligatorio ai sensi dell’art. 3 del regolamento UE n. 1021/2012 del 25 ottobre 2012. Il Consiglio Nazionale ha per l’effetto invitato ciascun Ordine territoriale a svolgere -in autonomia- le valutazioni di competenza in ottemperanza ai doveri di tenuta dell’albo, degli elenchi e dei registri come previsto dall’art. 15 comma 1 della legge professionale “Presso ciascun consiglio dell’ordine sono istituiti e tenuti aggiornati ….”, nonché i compiti di revisione previsti dall’art. 29 comma 1 lett. a) “provvede alla tenuta degli albi, degli elenchi e dei registri …

La vicenda parte da lontano e merita una navigazione orientata. È noto che l’ordinamento italiano, rispettoso dei principi comunitari e particolarmente di quello della libera circolazione dei lavoratori e del diritto di stabilimento, consenta che i cittadini dell’Unione Europea che abbiano conseguito il titolo professionale nel proprio paese europeo d'origine e che decidano di svolgere la professione in Italia abbiano la possibilità di iscriversi in un'apposita sezione speciale dell'Albo, degli avvocati "stabiliti", in altre parole è consentito l'esercizio in Italia della professione forense da parte di cittadini degli stati membri dell'Unione Europea che abbiano conseguito nel paese d'origine l'abilitazione alla professione.Tralascio per ragioni di spazio il percorso che consente a richiesta, decorso un triennio, il passaggio dalla sezione degli avvocati stabiliti (che possono esercitare la professione esclusivamente con il titolo di provenienza e d’intesa con un avvocato italiano) a quello degli avvocati integrati . Basterà solo dar conto della sentenza 15 marzo 2016 n. 5073 della Corte di Cassazione a sezioni unite che ha chiarito quali debbano essere i requisiti in presenza dei quali l’avvocato stabilito può ottenere la dispensa dalla prova attitudinale e l’iscrizione all’albo. Per chi volesse approfondire il dettaglio si rinvia alla circolare n. 70 del 28 settembre 2015 del COA di Bologna che ha diffusamente trattato l’argomento e che ha avuto vasta eco nella stampa di settore . Nel tempo si è registrata un'applicazione distorta del principio poiché si è potuto acclarare che molti laureati in giurisprudenza italiani, mercé percorsi integrativi agevolati, abbiano ottenuto in Spagna e in Romania l'omologazione della propria laurea italiana al corrispondente titolo spagnolo o rumeno, per poi fare ritorno in Italia chiedendo l'iscrizione nella sezione speciale degli avvocati stabiliti. Lungi da me giudizi morali certo che i numeri rendono la radiografia del fenomeno tale da poterlo ascrivere, se non ad un vero e proprio abuso del diritto, quantomeno ad una deviazione del principio comunitario della libera circolazione.

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