INTERVENTI

Il Jobs act del lavoro autonomo è legge

Il Senato ha definitivamente approvato il disegno di legge relativo alla tutela del lavoro autonomo, il cosiddetto Jobs act del lavoro autonomo. Il provvedimento si compone di due capi, il primo dei quali relativo alle norme di tutela del lavoro autonomo, il secondo relativo alle cosiddette norme sul lavoro agile di tipo subordinato.

Ovviamente in questa sede rileva l'esame del capo primo, che, almeno a detta del legislatore, dovrebbe introdurre un sistema di interventi teso a rafforzare le tutele sul piano economico e sociale per i lavoratori autonomi che svolgono la loro attività in forma non imprenditoriale (professionisti). In particolare alcune previsioni legislative sembrerebbero applicabili anche alla professione forense. Tra queste, l'articolo 3 in materia di contratti tra committenti e professionisti, introduce una nuova disciplina per le clausole che attribuiscono al committente facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto. Tali clausole vengono considerate “abusive e prive di effetto”. Medesima sanzione viene applicata anche alle clausole che attribuiscono al committente facoltà di recedere senza congruo preavviso, in caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa. Qualche problematica si porrà nell'applicazione di questa normativa dal momento che il legislatore ha inteso utilizzare una atecnica terminologia (“abusive e prive di effetto”) piuttosto che fare riferimento ai più specifici istituti della nullità o annullabilità delle clausole. La medesima sanzione è stata introdotta anche per le clausole mediante le quali le parti concordano termini di pagamento superiori ai 60 giorni. In tutte le ipotesi previste dall'articolo 3 viene introdotta la previsione del diritto al risarcimento dei danni.

Informazioni aggiuntive