INTERVENTI

L'Avvocatura italiana ha riaperto il resort della strage

L’Avvocatura tunisina è stata determinante nel processo di democratizzazione del Paese in quanto è stata in prima fila, in toga, nelle manifestazioni non violente contro il regime di Ben Ali nella famosa rivoluzione dei gelsomini. Tanto fondamentale e rilevante l’avvocatura che le prime riunioni per ricostruire il tessuto sociale che usciva lacerato dal regime dittatoriale e per dettare le regole fondamentali della democrazia sono state indette dall’Ordine Nazionale degli Avvocati Tunisini e si sono svolte nella sede dell’Ordine, tanto che essa, in una ad altre componenti sociali, è stata insignita del premio Nobel per la Pace nel 2015.

Abbiamo ancora vivo il ricordo dell’intervento del collega Abdelaziz Essid alla conferenza Nazionale OUA di Torino, quando con il realismo di immagini di repertorio ci fece vivere l’odissea del popolo Tunisino e l’impegno dell’Avvocatura che si interponeva tra i manifestanti e le forze dell’Ordine. E fu lì che idealmente l’avvocatura italiana prese l’impegno solenne si sostenere i colleghi tunisini nell’opera di pacificazione e di democratizzazione delle istituzioni, andando simbolicamente a riaprire una struttura alberghiera, a Sousse, l’Hotel Imperial, scenario di un grave e vile attentato terroristico. Ed è con questo spirito che anche io ho partecipato alla “spedizione” degli avvocati a Sousse in Tunisia in quanto presidente del COA di Torre Annunziata e posso assicurare che è stato un momento (durato tre giorni) denso di significati ed emozioni. Accolti – dopo il passaggio attraverso il metal-detector – nella meravigliosa struttura alberghiera dell’Imperial si è avvertito subito il peso di un’organizzazione capillare di sicurezza garantita da forze armate in divisa, ma anche da agenti in borghese dei servizi di intelligence. D’altronde in tutti e tre i giorni la struttura è stata affollata da personalità di primo piano come il Ministro della Giustizia Tunisino Ghazi Jeribi, il Presidente del CNF Tunisino, premio Nobel per la pace nel 2015, come componente del quartetto per il dialogo, altre personalità con responsabilità di governo, ma anche personalità dell’Avvocatura Internazionale, componenti del Consiglio Nazionale Forense e l’Ambasciatore d’Italia Raimondo de Cardona. Anche il governo italiano ha presenziato alle celebrazioni con il sottosegretario ai Beni Culturali e al Turismo Dorina Bianchi.

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