INTERVENTI

Avvocati: l'oscurantismo della ragione

Scrivere del difficile momento che buona parte dell'Avvocatura attraversa e, in particolare, del disorientamento dei Colleghi più giovani o dei Colleghi a redditi bassi, non è cosa agevole poiché la disapprovazione o, addirittura, la rabbia con cui, sempre più spesso, vengono affrontati questi temi, contribuiscono solo a confondere la ragione.
Ma dalla ragione si deve ripartire e, per chi ama la Toga, è sempre più difficile sopportare che venga offesa da chicchessia e, ancora più difficile, sopportarne l'offesa quando essa promani da una parte dell'Avvocatura che tende all'oscurantismo, capace di cavalcare le battaglie della disinformazione anziché quelle della civiltà giuridica. Triste segno di allarmante ignoranza di chi rifiuta la insostituibile funzione delle libere professioni, storicamente riconosciute come fattore di crescita culturale della Società Civile.


    La censura da muovere ai contrari sentimenti di una importante fascia dell'Avvocatura è, quindi, il voler ignorare che la cultura è fattore di crescita e che non si può tendere a migliorare la condizione propria o di una categoria, senza cogliere la stretta correlazione che deve esistere tra etica della libera professione e etica sociale e culturale.
    E' sbagliato, dunque, conclamare il disagio attraverso lo sfogo di pulsioni che non appartengono alla cultura dell'Avvocatura, così come è assolutamente da ripudiare la ricerca delle soluzioni attraverso l'esaltazione della differenza di classe, preludio alla lotta di classe.
    Non è difficile in questa fase critica per le Istituzioni Forensi intravedere il perseguimento di obiettivi personalistici, tesi esclusivamente a convincere i meno fortunati che potrebbe bastare il cambiar cappello a qualcuno, perché tutto possa tornare a risplendere.
    Sono dunque da censurare le discussioni fuori dal recinto di regole che, piacciano o non piacciano, la L. 247/12 ha inteso riscrivere. In un consesso di Avvocati la discussione, anche aspra, deve essere garantita, senza sconti, proprio dal rispetto delle regole.
    E' indubbio che la crisi delle professioni in generale sia dettata da svariati fattori, tuttavia la professione forense (1) sembra scontare maggiormente la eccessiva concorrenza nella parte reddituale bassa, storicamente occupata dall'Avvocato generalista.

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