RASSEGNA STAMPA

Equo compenso, sanzioni per chi viola la normativa

Il ministro Orlando, nel suo discorso d' inaugurazione dell' anno giudiziario ha dichiarato di voler onorare l' impegno di presentare un disegno di legge sull' equo compenso. Ne abbiamo parlato con Michele Vaira, presidente dell' Aiga. Domanda. Per risultare efficace per la categoria, come dovrebbe essere questa norma?

Risposta. Sicuramente per essere efficace il ddl dovrebbe prevedere delle «sanzioni» per coloro i quali violano la normativa. Inoltre, sarebbe utile un controllo a monte dei contratti dei grandi committenti o degli enti, che non debba costringere l' avvocato a ricorrere giudizialmente per veder accertata l' illegittimità della pattuizione. Per coerenza, si dovrebbe intervenire con decisione sul più grande committente pubblico: lo Stato. Le liquidazioni dei compensi per l' attività svolta in favore dei soggetti ammessi al patrocinio a spese dello Stato sono del tutto inadeguate, per di più sottoposte a ulteriori abbattimenti per esigenze di bilancio dello Stato. Queste misure furono introdotte in situazioni di particolare contingenza economica e, come nella migliore tradizione italica, sono diventate permanenti, colpendo soprattutto la giovane avvocatura. D. Quali sono le istanze e le speranze per la giustizia italiana e nello specifico per l' Avvocatura che, come presidente di Aiga, si sente di dover portare all' attenzione delle Autorità? R. Sono tanti i temi cui l' Aiga presta la propria attenzione. Innanzitutto non possiamo ancora una volta non evidenziare la grave condizione carceraria che vivono i detenuti nel nostro Paese. Appare, pertanto, indispensabile stralciare dallo sciagurato ddl di riforma del processo penale le norme relative alla fase dell' esecuzione della pena, che invece sono meritevoli di pronta introduzione nel nostro ordinamento. C' è poi l' istituto della prescrizione, che si vuole nuovamente modificare con sospensione dei termini dibattimentali, senza preoccuparsi però dell' assenza di una disciplina relativamente alla fase delle indagini, laddove si prescrive il 60 % dei procedimenti, in barba al principio di obbligatorietà dell' azione penale. È sotto gli occhi di tutti, ormai da anni (da ultimo anche il Primo Presidente Canzio lo ha denunciato solennemente in occasione dell' inaugurazione dell' Anno Giudiziario) il problema del rapporto tra stampa e magistratura inquirente, che è la misura del grado di civiltà giuridica del nostro Paese. Il grave problema della fuga di notizie durante le indagini preliminari, che vede la pubblicazione in tempo reale (con aggiornamenti anche «ora dopo ora») sui quotidiani delle attività di indagine, a cui non può accedere nemmeno la difesa dell' imputato.

da Italia Oggi Sette del 6/2/2017

 

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