RASSEGNA STAMPA

Casse, manovra Monti bocciata

La Corte costituzionale cassa la norma introdotta con la spending review del 2012
Risparmi di spesa da destinare agli iscritti e non all' erario

Le Casse di previdenza non dovranno più versare nelle casse dello stato le somme derivanti dalla spending review. La scelta del legislatore di privilegiare le esigenze del bilancio dello stato rispetto alla garanzia per gli iscritti di vedere impiegato il risparmio di spesa per le prestazioni previdenziali è in contrasto sia con il canone di ragionevolezza, sia con la tutela dei diritti degli iscritti, sia con il buon andamento della gestione amministrativa degli enti. Con queste motivazioni la Corte costituzionale, con la sentenza n. 7/2017 depositata ieri, ha sancito l' illegittimità dell' art. 8, comma 3, dl 95/2012 (legge 135/2012) nella parte in cui prevede che le somme derivanti dalle riduzioni di spesa siano versate annualmente, nel caso in esame dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti, nella casse dello stato. La vicenda. A richiedere l' intervento della Consulta è stato il Consiglio di stato che, con l' ordinanza 208/2015, ha sollevato questione di legittimità costituzionale in merito all' art. 8, comma 3, del dl 95/2012 convertito nella legge 135/2012, ovvero sulla norma contenuta nella legge sulla spending review del governo Monti (si veda ItaliaOggi del 10 giugno 2015). Tale disposizione, infatti, stabiliva che le Casse di previdenza, in quanto inserite nell' elenco Istat, ogni anno avrebbero dovuto adottare interventi di razionalizzazione per la riduzione della spesa per consumi intermedi in modo da assicurare risparmi corrispondenti al 5% per il 2012 e al 10% a partire dal 2013 (valore arrivato al 15% a partire dal 2014, ndr) da riversare, poi, annualmente nelle casse dello stato. Disposizione ritenuta dal ministero dell' economia e delle finanze di immediata applicazione per gli enti di previdenza, proprio in ragione del loro inserimento all' interno dell' elenco Istat delle pubbliche amministrazioni. Tesi, però, non condivisa non solo da Cassa dottori commercialisti che si è rivolta direttamente alla giustizia amministrativa, ma anche dal Consiglio di stato che, chiamato a decidere nel merito, ha ritenuto opportuno rimettere la questione alla Corte costituzionale. Ed è proprio dalla Consulta che è arrivata la bocciatura delle norma. Le motivazioni. Nel bilanciamento tra le esigenze degli enti di previdenza e quelle del bilancio dello stato queste ultime non possono essere ritenute prevalenti in modo automatico.

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