INTERVENTI

Il mercato regola l'Avvocatura?


I giudici amministrativi capitolini hanno appena annullato la ulteriore multa milionaria inflitta dall'Antitrust al CNF, per inottemperanza all'ordine di cessare le condotte anticoncorrenziali accertate dall'Autorità, sulla cui legittimità si erano già pronunciati i giudici di Palazzo Spada il 22 marzo 2016.

La querelle che ha visto contrapposto il CNF all'Autorità garante della concorrenza e del mercato è di assoluto rilievo, come già qua evidenziato in passato, poiché di fatto centra alcuni temi fondamentali, che appaiono sullo sfondo ma che in realtà non lo sono affatto, anzi ponendosi come frangiflutti dinanzi alla mercificazione dei diritti e dinanzi alla arrogante pretesa che l’economia regoli i destini delle vite umane: a) l’equiparazione piena tra avvocato e impresa (voluta da AGCM e pure dal legislatore con l’input di Confindustria), ignorando le particolari funzioni di chi esercita il diritto di difesa, ancorchè su mandato del cliente, e di chi partecipa alla giurisdizione; b) conseguentemente l’applicazione di regole mercatali sterili e asettiche (concorrenza libera e spietata, con una pubblicità senza confini) a funzioni delicate come quelle di un avvocato (regolamentate e irrigidite da un Codice Deontologico, baluardo della dignità e anche a tutela delle qualità defensionali, in favore del cliente).

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In pratica AGCM ha voluto imporre una deriva barbarica all’avvocatura, senza alcun confine né regolamentazioni di sorta, di fatto abrogando, con la sua decisa e fragorosa entrata in campo, il Codice Deontologico Forense. Sposando implicitamente un assioma che pochi hanno colto, ma che è ben riposto sullo sfondo dei provvedimenti AGCM ed in parte avallati assai discutibilmente dai giudici di Palazzo Spada, secondo cui, come tratteggiato prima: il mercato regola l’avvocatura. La dignità (e si badi bene, non solo dell’avvocato, e dunque del suo compenso, ma soprattutto delle sue funzioni a tutela del cliente stesso) deve cedere il passo al mercato. Come se l’avvocato fosse un pizzicagnolo.
Dunque, secondo la prospettiva di AGCM, un avvocato potrebbe ben essere libero di offrire i propri servigi intellettuali (nonché di riflesso gravi responsabilità) a 1 euro tutto compreso, con la fidelity card, con ricchi premi e cotillons, con hostess reclamizzatrici, in TV nelle televendite, nelle corsie di un ospedale, ai funerali, con la bancarella e il chioschetto. Senza regole se non quella del libero mercato, questo è il punto d’approdo.
Come direbbe Totò: “Ma mi faccia il piacere!”.

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