INTERVENTI

Le prestazioni a sostegno degli iscritti che assistono familiari non autosufficienti

Il nuovo Regolamento per l’erogazione dell’Assistenza, definitivamente approvato dai Ministeri vigilanti il 25.9.2015 ed entrato in vigore il 1.1.2016, prevede come è noto varie aree di intervento (art. 1), una delle quali è dedicata al sostegno della famiglia (che affianca quelle a sostegno della salute, della professione e in caso di bisogno, oltre alle spese funerarie).

All’interno di tale categoria è prevista una prestazione dettata in favore degli iscritti – in regola con le comunicazioni reddituali (Mod. 5) – che assistono in via esclusiva persone facenti parte del proprio nucleo familiare (coniuge, figli o genitori),  non autosufficienti, in quanto portatori di handicap o malattie invalidanti  ex art. 3, comma 3, legge 104/1992, ovvero  persone affette (usando la terminologia “storica” della legge 104) da handicap grave, termine oggi in disuso a beneficio di altri, ritenuti più politicamente corretti, quali portatore di disabilità, disabile, o persona con disabilità (Convenzione ONU del 2007), fino a “diversamente abile”.
Ai sensi della predetta disposizione (“Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate”), la disabilità grave sussiste quando la minorazione (fisica, psichica o sensoriale), abbia ridotto l’autonomia personale in modo tale da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o di relazione.
La disabilità grave deve essere certificata dalla apposita commissione ASL o accertata con provvedimento giudiziale definitivo e deve riguardare persona non ricoverata a tempo pieno.
Ulteriore requisito per accedere alla provvidenza è che sia l’assistito che l’iscritto abbiano un ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) non superiore ad € 50.000,00.
La provvidenza, che può essere erogata a un solo beneficiario per assistito nell’ambito del medesimo nucleo familiare, consiste nella erogazione di una somma di denaro, comunque non superiore al 50% della pensione minima erogata dalla Cassa nell’anno precedente a quello della domanda, determinata dal consiglio di amministrazione, ai sensi dell’art. 8, comma 2, che per il 2016 è stata stabilita nella misura di € 6.000,00.

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