DIRITTO E PREVIDENZA

Non rimborsabili né compensabili i contributi eccedenti l'onere della ricongiunzione

In talune circostanze, laddove, a seguito del trasferimento dei contributi da un ente previdenziale alla Cassa Forense a titolo di ricongiunzione, vi sia differenza tra i contributi trasferiti e i contributi riconosciuti come utilizzati ed utilizzabili ai fini della copertura assicurativa, si è posto il problema della rimborsabilità dei contributi eccedenti l’onere della ricongiunzione.

La Corte Costituzionale, con la sentenza 30 novembre 2005, n. 439, prendendo spunto da una controversia vertente nei confronti della Cassa dei Commercialisti, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 8 della legge 5 marzo 1990, n. 45, nella parte in cui dispone che non si applichi la norma che prevede il diritto alla restituzione dei contributi a favore dei professionisti che cessano dall’iscrizione alla Cassa senza avere maturato i requisiti per il diritto a pensione, anche in ragione dell’inesistenza di un principio generale di restituzione dei contributi legittimamente versati e della conseguente eccezionalità dell’istituto della restituzione dei contributi nel nostro ordinamento previdenziale. Tale istituto, infatti, è previsto solo a favore di determinate categorie di professionisti e non è regolato da norme uniformi e, d’altronde, la domanda di ricongiunzione, riconducibile ad una libera scelta dell’assicurato, fa sì che, qualora la facoltà di ricongiunzione venga esercitata, non sia irragionevole la scelta legislativa di far rivivere la regola generale (ossia quella dell’inesistenza di un diritto alla restituzione).
La Suprema Corte, chiamata prima del giudice delle leggi a pronunciarsi sulla problematica, ha stabilito che l’impossibilità per il soggetto iscritto alla Cassa di previdenza di utilizzare i contributi legittimamente versati in precedenza non comporta alcun diritto alla restituzione dei contributi medesimi, tenuto conto, tra l’altro, “dell’inapplicabilità – in ragione dell’autonomia e del carattere sinallagmatico dell’obbligazione contributiva e di quella previdenziale – dei principi in materia di risoluzione dei contratti a prestazioni corrispettive, nonché delle norme in tema di indebito oggettivo e di ingiustificato arricchimento” (Cass., Sez. Lav., 29 ottobre 2001, n. 13382), con ciò escludendo perentoriamente che possa considerarsi arricchimento senza causa, da parte dell’ente presso il quale viene operata la ricongiunzione, la mancata restituzione dei contributi eccedenti i relativi oneri.

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