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Il Bilancio Sociale di Cassa Forense: se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia

La globalizzazione e il confronto con l’esperienza dei Paesi Europei ha indotto la Cassa ad un ripensamento della forma organizzativa del welfare: non più l’istituzione che interpreta i bisogni ma i bisogni che influenzano l’istituzione.

Il passaggio è estremamente significativo e parte dal presupposto acclarato a livello europeo che avendo constatato il fallimento del mercato come unica strategia di supporto allo sviluppo del benessere sociale è necessario riappropriarsi della dimensione umana che diventa punto di partenza e non più risultato dell’organizzazione: interpretando le necessità dell’individuo si identificano i bisogni strumentali alla definizione della missione del sistema di welfare.
Il cambiamento di paradigma avviato con le modifiche apportate al Regolamento dell’Assistenza prosegue il suo cammino in linea con l’evoluzione dei sistemi di protezione sociale internazionale e del welfare della responsabilità.
Cassa Forense accettando la sfida del cambiamento ha accettato di provare a superare il lungo periodo di crisi economica cercando di attuare una politica di equa distribuzione tra i suoi iscritti, a prescindere che essi siano iscritti attivi o pensionati.
E’ scontato sottolineare che rimane primario il ruolo di assicurare in futuro la pensione a coloro che hanno cominciato o cominciano a versare i contributi (e da qui anche la pubblicazione nel bilancio sociale delle curve attuariali del bilancio tecnico per la verifica dello stato di salute dell’Ente nel lungo periodo) ma è altrettanto evidente che bisogna lavorare per mettere nelle giuste condizioni chi lavora di avere la serenità del presente, attraverso forme di responsabilità sociale nella tutela della famiglia, salute, professione e bisogno, senza però mai dimenticare i pensionati.

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