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Il Congresso di Rimini: nuova occasione di rilancio o "biennale" di passerella

Il  prossimo 6-8 ottobre si svolge a Rimini il  XXXIII congresso giuridico dell’avvocatura, con l’obiettivo di esaminare le ipotesi di adeguamento della struttura di rappresentanza politica, prevista dall’art. 39 della legge 247/12, e con uno sguardo verso l’orizzonte della crisi del sistema e della professione, alla ricerca di nuove idee e rinnovati progetti.

Cassa Forense è, come sempre, presente, al fianco di CNF, Oua ed associazioni, a sostegno dell’intera avvocatura, nell’ottica di favorire il rilancio e la coesione della classe fornese, che deve tornare protagonista nella società, al servizio dei diritti di tutti.
Il tema non è nuovo. Due anni fa il Congresso di Venezia si interrogò sul tema della rappresentanza politica e diede una risposta chiara, pur apparentemente parcellizzata perché modulata in numerose mozioni, nella direzione di più incisiva partecipazione.
Una sorta di miopia politica ci ha orientati verso l’inerzia, un’inerzia talvolta armata, che ha obnubilato le menti, precluso ogni decisione e vanificato l’azione delle rappresentanze.
Ora è il tempo di decidere.
La conservazione del “potere” non serve a molto, né servono proclami ex cathedra o tatticismi vari, attesa la diffusa marginalizzazione della professione forense, frutto di un inspiegabile immobilismo che produce una sostanziale rinuncia al futuro (di tutti).
Il problema era ed è non chi detiene la rappresentanza, politica o istituzionale, ma quale strategia l’avvocatura sceglie e quale percorso prospetta per recuperare prestigio e centralità.
Una classe sociale che è finita colpevolmente ai margini degli orizzonti della società, divenendo, nell’ottica dei più, un “peso sociale”, non può limitarsi a riaffermare la propria “missione” di difensore dei diritti, ma deve diventare artefice dei diritti dei tanti, individuando nell’orizzonte di crescita sociale le proprie prospettive di rilancio.
La struttura, certo, serve la struttura: è il primo tassello. Più partecipativa? Più stretta? Più larga? Tutto può andare bene, a condizione che si recuperi una rappresentanza unitaria, laddove unitaria non può che significare coinvolgimento di tutte le voci e reductio ad unum di tutte le dissonanze.
Il progetto e la strategia sono il secondo tassello e sono inscindibili dalla capacità di iniziativa,  fondata sulla dialettica e sulla partecipazione, che servono per individuare le migliori proposte e per poter contare.
Quali proposte? Il lavoro di approfondimento delle rappresentanze della classe forense, per il quid che questa rappresenta in termini di competenze e di radicamento sociale, non può limitarsi al contributo unificato e simili, ma deve estendersi a tutti i profili della vita sociale, nell’ottica di un lavoro di servizio che, solo, può riportare l’avvocato al centro della stessa.

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