La nuova disciplina in materia di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo (D.lgs 25 maggio 2017, N. 90)

Il 19 giugno 2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D. Lgs. 25 maggio 2017, n. 90, in attuazione della Direttiva UE 849/2015 relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, che ha apportato significative modifiche alla disciplina in materia, riscrivendo una parte consistente del D. Lgs. 21 novembre 2007, n. 231.

In sintesi, sono stati ridisegnati i compiti e le responsabilità sia del Ministero dell’economia e delle finanze, che dell’UIF (Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia) e delle altre autorità pubbliche interessate. Il Decreto ha riscritto l’intero Titolo I del D. Lgs. 231/2007, modificando le definizioni, le finalità, i principi e l’elenco dei “soggetti obbligati” chiamati ad adempiere alle prescrizioni orientate a prevenire e identificare episodi di utilizzo del denaro a fini di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo. Sono stati resi più stringenti gli obblighi di adeguata verifica (Titolo II), oltre a introdurre norme specifiche in relazione all’attività dei cosiddetti “money transfer” nonchè (Titolo IV) nuove disposizioni indirizzate al settore dei servizi di gioco. Il Decreto ha semplificato le fattispecie delittuose limitando l’area di rilevanza penale a condotte caratterizzate da un maggiore disvalore per quanto riguarda i reati più strettamente legati agli obblighi gravanti sugli operatori (art. 55, commi 1-3, del D. Lgs. 231/2007). Sono state inoltre introdotte nuove fattispecie connotate da particolari modalità di falsificazione di documenti e informazioni o altrimenti fraudolente. In particolare i delitti previsti all’art. 55, comma 1, del D. Lgs. 231/2007 si applicano a condotte di falsificazione di dati e informazioni relativi al cliente, al titolare effettivo, all'esecutore, allo scopo e alla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e all'operazione, nonché all’utilizzo di dati e informazioni false in occasione dell’adempimento degli obblighi di adeguata verifica (Titolo II, capo I). L'art. 55 comma 2, sempre del D. Lgs. 231/2007, attiene agli obblighi di conservazione (Titolo II, capo II) e si applica a chi acquisisce o conserva dati falsi o informazioni non veritiere sul cliente, sul titolare effettivo, sull'esecutore, sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e sull'operazione, nonché a chi si avvale di mezzi fraudolenti al fine di pregiudicare la corretta conservazione dei predetti dai e informazioni. Il reato previsto all’art. 55, comma 3, del D. Lgs. 231/2007 riguarda i soggetti che devono comunicare le informazioni necessarie all’assolvimento dell’adeguata verifica e, in tale sede, forniscono dati o informazioni non veritiere. Si tratta della fattispecie applicabile al cliente che fornisce false informazioni al soggetto tenuto ad effettuare l’adeguata verifica. Il Decreto 90/2017, all’art. 5 ha inoltre confermato l’art. 25-octies del D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, che disciplina la responsabilità degli Enti per gli stessi reati.